Irlanda febbrile

Io e lui siamo due a cui piace viaggiare, è un fatto. Sono 8 anni che stiamo insieme e abbiamo sempre fatto viaggi on-the-road, vale a dire che ci pigliamo l’aereo, noleggiamo una macchina e partiamo. Così, senza prenotare nulla, in tasca una sorta di itinerario a grandi linee, Google maps al posto della Stella Polare, poco bagaglio e via, ci fermiamo un po’ dove ci piace di più. Niente viaggi organizzati, villaggi e crociere li scansiamo come la peste e l’unico posto dove siamo riusciti a stare per più di 5 giorni è stata New York.

Siamo diventati genitori, ecco un altro fatto.

Quando è nato il ragazzino, ci siamo subito detti che avrebbe dovuto imparare a viaggiare come noi, ma arrivati al dunque con questo bambino minuscolo (6 mesi una volta e 16 mesi un’altra) lo abbiamo lasciato con i nonni e siamo partiti per una settimana alla volta della Croazia la prima e del Portogallo la seconda, con la stessa modalità. Quest’anno no. Quest’anno lo abbiamo guardato bene, ha 2 anni e qualcosa, è cresciuto e parla pure:

“Sei pronto a prendere l’aereo?”

“Sci”

“Come fa l’aereo?”

“Buuuuu, puuuuum!”

“Speriamo di no”

In programma c’è Irlanda, io ci sono stata tante volte e la adoro, Lui non ci è mai stato e ce lo voglio portare da tanto. La verde isola ce la vogliamo girare a un ritmo abbastanza serrato: arrivo a Dublino, via subito verso ovest a Galway e nel Connemara, verso sud nel Ring of Kerry e poi di nuovo Dublino, dove avremmo passato gli ultimi tre giorni.

Siamo partiti alla grande: pochi vestiti, zaino porta bebè, passeggino e via.

Nel suo primo viaggio in aereo il ragazzetto è stato bravissimo: era emozionato, eccitato e si è fatto le sue 2 ore e mezza abbastanza tranquillo e (cosa più importante per i vicini) senza cagare. Siamo arrivati galvanizzatissimi.

Mi ero informata, i pub sono vietati ai minori, ma i bambini possono comunque restare fino alle 21:00. Peccato che al nostro primo tentativo il buttafuori, trovatosi al cospetto di un bambinetto urlante, ci ha guardato senza aver bisogno di proferire parola, abbiamo fatto dietrofront e abbiamo rinunciato. Abbiamo fatto varie prove ma in effetti perfino a noi portare il frutto dei nostri lombi in un pub brulicante di irlandesoni ubriachi, con l’odore di alcol e la musica alta, non è che ci facesse sentire proprio a nostro agio. Al secondo tentativo siamo stati un po’ più fortunati. Ci siamo accomodati ai tavoli fuori, dove abbiamo trangugiato una pinta di Guinness, per poi fuggire esasperati e sconfitti di fronte al fatto che il suddetto bimbettino non ha resistito per più di 5 minuti al tavolo. Qualcosa non andava.

Il secondo giorno al nostro giro nel Connemara ha fatto da sfondo la suggestiva colonna sonora di Enya e musica celtica accompagnate da un costante lamentìo proveniente dal seggiolino retrostante. Qualcosa sicuramente non andava. La sera ha cominciato a manifestare i primi segni seri di cedimento. Lo guardo, mi guarda con l’occhio lucido a mezz’asta e penso: oddio. Gli tocco la fronte ma so già . Scampato alle influenze invernali non è scampato al vento dell’ovest che, altroché stridere gentile, l’ha annientato con una febbre a 39°C lunga quanto la vacanza.

I due giorni successivi abbiamo proseguito il viaggio tra pecore, prati che avrebbero già dovuto essere verdi ma erano ancora gialli, colline perennemente nascoste da una coltre di nebbia e carrellate di supposte di paracetamolo. Gli ultimi tre giorni a Dublino abbiamo fatto a turno per uscire e il ragazzino, tranne una breve tappa in ospedale (otite! Ecco perché la febbre non passava!), si è goduto una splendida visuale dall’alto della città, dove fra passaggi di treni e autobus, che è il massimo a cui aspira al momento, si è anche divertito. Abbiamo mangiato pizza a letto e avuto tanto tempo per coccole, sonnellini e per perfezionare la sua Magnum (che potete vedere qui sotto): quindi alla grande.

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Il giorno del rientro a casa il ragazzino stava benissimo, babbino e mammina invece avrebbero avuto bisogno di una vacanza, per riprendersi dalla vacanza.

Tirando le somme di questo viaggio:  ancora addormentata dal freddo la mia Irlanda, seppur bellissima, non ci ha accolto al meglio. I calorosi e sorridenti irlandesi invece come sempre sì. Nelle mie uscite in solitaria qualche birra c’è scappata, e pure l’abbordaggio del vecchietto irlandese di turno, quindi non ci si può lamentare e la cosa positiva è che: ormai siamo pronti a tutto.

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