Lettera a un bambino che sta per nascere

18 dicembre 2015

Ciao bimbino,

allora ci siamo quasi, manca un mese, e io sono già in ascolto con le antenne dritte perché mi aspetto che tu arrivi prima della data prevista.

Senti, devo dirti la verità, non so cosa aspettarmi da te. Ho smesso di ascoltare chiunque il giorno dopo aver saputo di essere incinta. Alcune delle frasi tipiche che mi dicono su di te sono le seguenti:

  • Ti cambierà la vita
  • Siccome ci sarà lui non potrai lavarti i capelli e finirà che li taglierai
  • Ah! Sarà Capricorno?
  • Non te ne fregherà nulla di mostrare il seno agli estranei, è una cosa naturale
  • Non potrai fare più nulla, la tua vita sarà lui
  • Non dormirai più
  • Il tuo compagno non esisterà più
  • Partorirai con gran dolore

Capisci bimbino perché ho smesso di ascoltare tutti da subito?

Non è snobismo, è che del tuo segno zodiacale me ne frega quanto della Champions League; sulla questione dell’allattamento in pubblico come cosa naturale, credo che mi verrà naturale quanto far pipì in mezzo a una piazza; il mio compagno esisterà anche più di prima; i miei capelli abbi pazienza ma mi piacciono lunghi così come sono; sulla vita che cambia e il dolore del parto mi verrebbe da dire “grazie al cazzo, ma nessuna delle due cose mi spaventa”.

Per il resto cerco di ricordare quella cosa che dicono sugli aerei, qualcosa tipo “prima di mettere la mascherina per l’ossigeno ai vostri figli, indossate la vostra” perché ritengo sia una cosa saggia da fare. Spero che avere dei genitori felici renderà felice anche te; oppure finirà che dopo la mia morte mi impaglierai su una sedia a dondolo e ucciderai ogni donna che ti capiterà a tiro. Una delle due cose.

Non è che penso di saperne più degli altri in materia di figli, figurati, io di voi altri non ne so un accidenti, anzi… non te la prendere ma i bambini non mi piacciono granché e le cose da bambini ancora meno. Quando sono a contatto con uno di voi mi blocco e mi impaurisco tipo gatto davanti ai fari di una macchina, ho un’avversione istintiva per tutti quei disegnini colorati e fasulli di cui è ricoperta ogni cosa creata per voi e non tollero in nessun modo i diminuitivi e vezzeggiativi con cui di solito vi si parla. Mi dispiace ma ho paura che per te non ci saranno stickers a forma di gufi che non sembrano gufi, tendine con figurine di orsetti azzurri e paroline come ninna, pappa, bombo, bau bau non figureranno nel tuo vocabolario. Spero che questo non ti trasformi in una persona triste, in Sgarbi, o in Umberto Eco.

Come vedi non è che si parta benissimo, le premesse sono un po’ atipiche, mi rendo conto. Sappi che già il tuo concepimento è stato un balzo della fede, che nemmeno quello di Indiana Jones per raggiungere il Santo Graal. Sono talmente pessimista che non ti aspettavo, davvero. Ho fatto tre test di gravidanza, perché non poteva essere vero. Ho guardato per tre mesi nel wc dopo aver fatto pipì, perché ero sicura che ti avrei perso. Ho fatto l’amniocentesi, perché sicuramente avevi qualcosa che non andava. Poi ti ho sentito e allora ok. C’eri, stavi bene e rimanevi. Finalmente l’attesa era diventata dolce come tutti dicono.

A questo punto mi conosci già piuttosto bene. Sai cosa mi piace mangiare e bere, cosa ascolto, cosa guardo, cosa mi fa incazzare, cosa mi fa ridere o emozionare. Io invece so solo due cose di te: che ti piace puntellare i piedi e fare la gobba, e che se ti svegli mentre sono sul fianco sinistro ti incazzi come una biscia. Vedi, sei in vantaggio.

I bambini ti legano, non è il momento giusto, non li voglio, mi piace viaggiare, partorire fa male, non si dorme più, stiamo bene così. Sì, al diavolo tutto. DEVO riprodurmi, DEVO farlo con lui e DEVO farlo ora. L’istinto che abbatte ogni sacra sovrastruttura mentale. Guarda, tu ancora non lo sai ma l’uomo non è tanto che è comparso sulla Terra e la nostra società si è sviluppata così velocemente da essere quasi incomprensibile. Questo significa che l’essere umano è ancora “biologicamente programmato” come ai suoi albori, il nostro dna orienta molto spesso le nostre sensazioni e i nostri istinti come se fossimo persone primitive e legate solo alla natura, all’evoluzione e alla conservazione della nostra specie. Se così non fosse, tu non ci saresti; invece ci sei perché quell’istinto ancestrale mi ha obbligato a mescolare i miei geni con l’uomo che io ritengo il migliore sulla faccia della Terra e a fare te. Capisci bene bimbino che… tu lì dentro alla mia pancia, in pratica, pensi di essere nel Pleistocene. Penserai di nascere tra le praterie e i predatori, fra animali che ormai sono estinti da millenni, fra desiderio di cibo e protezione. Invece nascerai in un ospedale, sarai catapultato in un mondo che è lontano anni luce da quello che il tuo istinto ti dice. Ti aspetterai spazi sconfinati, silenzio, animali ostili e la via lattea visibile ogni notte nel cielo e invece troverai i computer, la fibra ottica, netflix, il pil, l’inps, i reality show, i treni ad alta velocità, le mine antiuomo e Valerio Scanu sul panettone. Non sei preparato ancora, ma ti abituerai presto. Però vai a fartelo capire che se ti mollo un secondo in una stanza, non arriverà una tigre dai denti a sciabola a mangiarti, ma solo Polly a darti una leccata. E come potrei pretendere di farti dormire da solo in una stanza senza che tu pensi “Ok, è stato breve ma intenso. Adesso è giunta la mia ora”. Ti lancerai in entrambi i casi in pianti disperati e una parte di me adorerà questo tuo essere così primordiale e asseconderà il più possibile quello che senti, non mi opporrò alle naturali paure che un tempo ti avrebbero salvato la vita e ti farò dormire al mio fianco. Però una parte di me vorrà ucciderti, non te la prendere, niente di personale, e non aver paura il mio istinto ti salverà, o lo farà tuo padre.

Insomma ti volevo avvertire che qui non siamo preparati ecco. Io e il tuo babbo ne abbiamo parlato tanto e ancora non sappiamo nemmeno se sia giusto farti credere a Babbo Natale, pensa te come siamo messi. Ti avverto da ora, così lo sai: crescerai in una famiglia senza Dio, senza estrema pulizia, con due cani che non ti saranno tenuti lontano, giocherai con quel che troverai e che t’inventerai sul momento, mangerai quel che mangiamo noi, avrai poche cose, godrai della natura come un piccolo ominide, la tua curiosità sarà la nostra priorità, ti saranno raccontate tante storie, ci saranno le galassie, gli animali, e l’arte, il mondo e la diversità, non dormirai mai in un letto con le sbarre e la tua autonomia sarà la nostra missione. Nella tua camera ti aspetta la foto di un lupo grigio dello Yosemite e nessun bambi a pois. E speriamo che tu venga sano di mente insomma.

Io sono qui che ti aspetto, che non vedo l’ora di annusarti e ci sono tante zie che già ti adorano e ognuna di loro ti insegnerà una cosa diversa, e ci sono Leòn e Polly, i tuoi nonni e poi c’è lui…. c’è il tuo babbo, che lasciatelo dire, non è perché sono di parte, ma è la persona più bella che c’è e visto che hai almeno metà dei miei geni, è sicuro che lo amerai tantissimo.

Di secondo nome farai Jack, come Jack London, perché io e il tuo babbo ti auguriamo di essere un vagabondo senza paura e che la tua vita non sia solo un’avventura, ma mille avventure diverse.

Ci si vede presto, e fai piano che ci tengo a quella zona lì.

 

gray-wolf-closeup

2 pensieri riguardo “Lettera a un bambino che sta per nascere

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