Nella tana del coniglio

“Vorresti dirmi che strada devo prendere, per favore?”
“Dipende, in genere, da dove vuoi andare” rispose saggiamente il Gatto.
“Dove, non mi importa molto” disse Alice.
“Allora qualsiasi strada va bene” disse il Gatto.
“… purché arrivi in qualche posto” aggiunse Alice per spiegarsi meglio.
“Per questo puoi stare tranquilla” disse il Gatto “Basta che non ti stanchi di camminare.”

Quando ero bambina ero assolutamente terrorizzata da Alice, il cartone animato intendo, perchè all’epoca ancora non avevo scoperto i libri. Mi ha sempre angosciato. Lo giuro, non riuscivo a guardarlo. Sono consapevole che, come donna, sarei dovuta essere più spaventata da Cenerentola, Biancaneve e il resto del circolo di cucito…ma, non capivo perchè, invece, Alice riusciva a traumatizzarmi anche più dell’omicidio della mamma di Bambi. E la causa non era tutta quella teoria del sesso e della perdita della verginità che aleggia intorno a questo racconto. (figuriamoci, cosa me ne poteva fregare a me??)
Quando, da grande, ho letto il libro…ho capito la ragione di tanta angoscia. Mi spaventava così tanto perchè…intuivo, seppur vagamente, che in quel mondo così indecifrabile ed instabile, dove regnava il disorientamento assoluto…beh, in quel mondo c’era qualcosa di estremamente reale. Quindi sapevo che, in un certo senso, era quello che mi aspettava.
Ci sono persone che in mezzo alla noia generale sono incuriosite da qualcosa e cominciano a seguirla, senza sapere il perchè e il percome. E cominciano a camminare, camminare, cercando di ricordare da dove sono venute. Ma, sorpresa sorpresa, i luoghi da dove sei passata sono cambiati in un momento, o sei cambiata tu? Ci sono persone che si sentiranno sempre della misura sbagliata rispetto al mondo che le circonda. Che piangeranno le proprie lacrime fino a nuotarci dentro. Che avranno la sensazione di essere circondate da pazzi che parlano in modo incomprensibile. Persone che si sentiranno sempre il tempo sfuggire di mano, e quando sembrerà di averlo raggiunto sparirà di nuovo. Persone che soffriranno se viene loro imposto qualcosa che non vogliono fare. Che si sentiranno diverse ad ogni momento che passa. Persone che incessantemente discuteranno con loro stesse. Continuamente distratte e incuriosite da qualcosa. Persone che cambieranno direzione mille e mille volte e che si troveranno sempre perse in un labirinto. Ci sono persone, come me, e come te, che saranno sempre come Alice.
Ma sai una cosa? Adesso non mi fa più paura. Perché alla fine dei conti, per quanto possa essere una condizione destabilizzante e potenzialmente spaventosa…la preferisco. Non m’importa quanta ansia mi comporta il costante non saper dove andare e i perenni dubbi che mi oscillano sulla testa alla Poe. Lo accetto, consapevole del fatto che le meraviglie…difficilmente sono sulla strada principale. Consapevole del fatto che…errori, scelte, persone, casualità, dubbi, curiosità che capitano nella nostra via…ci porteranno da qualche parte che, magari…non avevamo previsto…Consapevole del fatto che le cose che perdiamo sono sempre dove non le avremmo mai cercate…che le persone che trovano le meraviglie sono proprio quelle che si

“perdono in meandri tortuosi e inconcludenti, che finiscono per farti perdere la percezione del tuo punto d’arrivo”.

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Un pensiero riguardo “Nella tana del coniglio

  1. Molto bella questa tua riflessione su Alice, gran libro davvero! A me la versione disneyana di Alice è sempre piaciuta tantissimo, perfino le canzoncine come “Impariamo tante cose dai fiori”… mentre Bambi mi ha traumatizzato: è ormai una leggenda familiare il mio pianto disperato al momento clou cui tu accenni… mi hanno dovuto portare fuori dal cinema!

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