Le cronache del ghiaccio e del fuoco

Comincio dicendo che se avessi letto Martin qualche anno fa non sarei andata oltre le 50 pagine.
Si perché dopo aver letto 13 libri (che in realtà sarebbero 5 in inglese, ma comunque belli grossi), il dialogo tipo sull’argomento risulta essere:
“Ma ‘sta saga… di che parla?”
“Mah… c’è un re che muore e in tutto il regno si scatena la corsa più o meno legittima al trono”
“Si ma che succede?”
“Succede? In che senso?”
“Si, sono 3337 pagine! Che succede in 3337 pagine?”
“… mmm… cioè… quello ce l’ha con tizio, tizio ce l’ha con caio… le battaglie… i banchetti….le cospirazioni…i draghi! Ci sono i draghi!! Trombano una marea e…. te l’ho detto dei draghi?”
Probabilmente nessuno poi è mai corso in libreria a comprarlo, anche se dal mio punto di vista sono degli stolti: solo perché ci sono i draghi dovrebbero farlo.
Seriamente, per chi non ha mai sentito parlare di questi libri: Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco è una saga fantasy scritta dallo scrittore, sceneggiatore (Ai confini della realtà) e produttore George R.R. Martin, un tipetto dalla fantasia veramente prolifica (su Wikipedia se scorrete la lista di quello che ha scritto con lo scroll vi viene un crampo al dito). Tutto è iniziato nel 1996 e il tutto ha ancora da finire: mancano sempre un paio di libri, che nell’edizione italiana della Mondadori, giusto per tirarci fuori qualche soldo in più, si trasformeranno in 5 o 6 volumi.
Certo, mi rendo conto che a qualcuno il fantasy non piace, ma non me la sento di dirvi di lasciar perdere, 1) perché io ero come voi, 2) perché, e i puristi Tolkeniani mi daranno ragione, non è che sia proprio un fantasy vero e proprio. Intanto troviamo solo esseri umani, che compiono azioni fin troppo reali in un ambiente medievale con le sue orride regole di guerra, torture, stupri, ribellione e sottomissione che ha un aspro sapore di storia più che di fantasia. La magia c’è, ma in realtà più accennata come illusionismo (spesso da fervore religioso acchiappacitrulli) che veri e propri incantesimi, e più che maghi si potrebbe parlare di alchimisti e sacerdoti, almeno per ora. Gli elementi sovrannaturali sono presenti, ma sembrano essere più d’ispirazione altra che non derivanti da una vera e propria tradizione fantasy. Quindi se da una parte alcuni esseri umani si sono “trasformati” in altro e se gli Stark riescono ad entrare nei corpi dei loro metalupi sembra essere una loro normale evoluzione secondo natura, più che una “magia fantasy” vera e propria, dall’altra i draghi sono più che altro i simpatici animaletti da compagnia e da guardia dei Targaryen, più che esseri con una loro personalità (come per esempio in Dragonlance).
Mappe e bussola alla mano, il mondo delle Cronache è suddiviso in tre:
I Sette Regni di Westeros, il Continente Occidentale, dove ogni regno ha a capo una casata (con i relativi alfieri) e a tutti fa più o meno felicemente capo re Robert Baratheon ad Approdo del Re.
Le Città Libere di Esteros, il Continente Orientale, al di là del Mare Stretto, dove regna lo schiavismo, popolazioni di nomadi e varie genti mediamente fuori di testa.
Gli Uomini Liberi (i Bruti) al di là della Barriera nell’estremo Nord.
La Barriera è un muro di ghiaccio altissimo che divide Westeros dalle Terre dell’Eterno Inverno dove vivono creature che non ci è dato sapere quasi nulla, ma da quel poco che si è visto meglio tenerle al di là del muro. A guardia della Barriera ci stanno i Guardiani della Notte quelli che sono stati sostanzialmente diseredati o messi ai lavori forzati, e che anziché essere uccisi sono stati graziati e schiaffati lì al gelo con archi e frecce a difendere i Sette Regni dalle minacce sovrumane (e non) che spingono verso sud. Lavoro ingrato ma qualcuno deve pur farlo.
Tutto ha inizio quando il Re di Westeros chiede a Eddard “Neddino” Stark*, il Lord di Grande Inverno, di diventare suo Primo Cavaliere, dato che il suo predecessore è deceduto misteriosamente. Lui a malincuore acconsente, prende famiglia, crema solare, baracca, metalupi e burattini e si trasferisce nella soleggiata e depravata Approdo del Re. Il Re dopo poco muore e da lì in poi si scatena l’inferno. Nel frattempo al di là della Barriera gli Estranei (i White Walkers), creature non-morte e terrificanti sono tornate e marciano verso sud (poveracci, hanno solo bisogno di un po’ di sole) e a niente servono gli appelli dei Guardiani della Notte, perché nei Sette Regni tutti sono troppo impegnati a fare il gioco delle sedie.
Fra le centinaia di personaggi che popolano le Cronache alcuni sono sicuramente i preferiti di Martin, lo capite perché il simpatico ometto si diverte a fare affezionare il lettore e poi a trucidarli uno dopo l’altro. Ok, non voglio spoilerare niente né a quelli che stanno ancora leggendo, né agli spettatori del Trono di Spade (quelli che hanno visto la famosa puntata 3×09 già lo sanno!), ma è giusto che ne siate consapevoli, se volete andare avanti: è uno psicopatico personaggicida. Ecco, l’ho detto.
A parte gli scherzi (non scherzo, Martin, fottiti! davvero), ha saputo costruire un intreccio narrativo che da tanto è complicato, sia temporalmente che “spazialmente”, ancora non ho capito se è tutta farina del suo sacco o se ha tipo alcune decine di collaboratori che con elaborate mappe a muro seguono spostamenti, evoluzioni e parentele dei vari personaggi. In tal caso complimenti a tutti. Sono anche straconvinta che abbia qualcuno che gli cucina per fargliele provare le pietanze che descrive nei vari banchetti (compresa quella a base di cigno).**
Se c’è una cosa che amo alla follia, e vale per tutti i romanzi corali che mi è capitato di leggere (da Colla di Welsh a Libertà di Franzen) sono i capitoli narrati da personaggi diversi, perché è l’unico modo in cui si “conoscono” davvero tutti i personaggi di un romanzo. Ma Martin il sadico è andato oltre, qui non si sposta solo il punto di vista, qui ci spostiamo anche nello spazio e nel tempo, su più linee narrative, per cui ad un certo punto (e questa cosa mi manda in palla il cervello dall’esaltazione!) tu sai quello che sta per succedere ad un personaggio prima del personaggio stesso. Genio! Certo, non è un espediente che rende la lettura facile e immediata, ma gente…. che figata è?!
Martin, il gambizzatore di personaggi, ha costruito una saga immensa, talmente particolareggiata e precisa da rendere indispensabili le mappe all’inizio di ogni libro (dove troviamo nomi rassicuranti come Baia dei Naufragi, Mare dei Brividi, Porta Insanguinata, Forte Terrore) e gli elenchi dei componenti delle casate alla fine (giusto una settantina di pagine di nomi).
Mi ricordo che quando leggevo I Pilastri della Terra, pensavo sempre “Caro Ken potevi metterci già una colonnina all’inizio BUONI/CATTIVI. Ma un meteorite che li stermina tutti no?” (lo detesto quel libro a proposito), mentre i personaggi delle Cronache seguono tutti un loro percorso evolutivo e di crescita per cui non risultano mai “piatti”, non sono scontati o prevedibili, non esiste una divisione netta fra i giusti e gli scellerati, sono più profondi e questo li rende per chi legge… interessanti.
Non starò qui a fare l’elenco dei personaggi e delle varie casate, perché sono veramente troppi, e probabilmente mentre sto scrivendo Martin il folle è nella sua casetta a sterminarne un altro paio, dico solo che ci sono dei personaggi veramente memorabili: da Daenerys Targaryen (il mio modello di vita), a Jaime Lannister, ad Arya Stark, Jon Snow, Varys, Bron, gli Immacolati, ser Jorah, i Dothraki, e poi lui…il mitico Tyrion Lannister: il nano, il folletto, il puttaniere, il saggio con le sue frasi memorabili che sono poesia! (“Dimmi, Tyrion figlio di Tywin, come vuoi morire?” “Nel mio letto, a ottant’anni, con la pancia piena di vino e le labbra di una fanciulla attorno al cazzo”).
La bellezza del tutto non è solo in quello che succede, che non è poi tantissimo in realtà, ma è nell’abilità di rendere luoghi, personaggi, attese, suspense, perfino nel farti cambiare stato mentale e “colorare” gli ambienti in modi diversi a seconda del momento. Per cui nei capitoli al di là della Barriera regna il bianco glaciale, il freddo, si sente fischiare il vento di cattivi e terrorizzanti presagi; al di là del Mare Stretto, nelle Città Libere domina il giallo, l’ocra, la sabbia, l’odore del sudore e del sangue; saltiamo poi sugli scogli di Pyke, dove il vento porta gli schizzi delle onde che s’infrangono impietose e salate sulle sporche coste degli Uomini di Ferro; e poi Grande Inverno, o quel che resta delle sue mura riscaldate, fino ad Approdo del Re dove fra gli odori delle spezie e le risate delle puttane dei bordelli dietro ogni angolo c’è qualcuno con una daga in mano che vuole farti fuori; Forte Terrore dove il passatempo principale è scuoiare la gente, e il Nido dell’Aquila, con le sue prigioni con tre pareti che danno nel vuoto con il fischio incessante del vento; Alto Giardino dove domina incontrastata un’apparente (ma alquanto macchinatrice) pace invasa dal profumo dei fiori; e le paludi di Delta delle Acque, con il loro odore di muffa e di acquitrino.
Leggere questi libri per me è uno spasso.
E mi hanno insegnato una cosa fondamentale per la mia vita da lettrice: tenere a freno la smania di veder succedere qualcosa e godersi invece il viaggio. Di questa saga va assaporata ogni riga, ogni pagina, senza fretta, per dar modo alla forza della tua immaginazione di creare un intero mondo e un intero stuolo di personaggi, ognuno con la sua storia e le sue ragioni.
A chi non avesse voglia di gettarsi in quest’epopea di dimensioni epicamente gargantuesche consiglio di guardarsi la serie TV (possibilmente in lingua originale) Game of Thrones, che non solo ha una delle sigle d’apertura più belle mai viste, ma è resa veramente ma veramente bene (alcune puntate sono sceneggiate da Martin stesso). E prego tutti quelli (repressi) che la trovano violenta, sessualmente troppo esplicita e sessista di rendersi conto che è un problema loro.
Sul sessismo poi vorrei spendere una mezza parola e dire che in questa saga ci sono alcuni dei personaggi femminili più belli che ho mai trovato tutti insieme in un libro, e ognuna di loro rappresenta una particolare sfaccettatura dell’universo femminile, mai banalizzato o troppo rigidamente schematizzato: Arya, Ygritte, Brienne (si, anche Brienne!), Sansa, Catelyn, Cersei, Margaery, Asha, e la grande Daenerys (ma quanto sarai bella con i tuoi draghi? Alla fine condurrai tutti alla pace lo so!): belle, son belle tutte, con un bel vestito, le tette al vento o dentro un’armatura.
Aggiungo solo un paio di cose:
1) Caro Martin, non è che tu sia un fiorellino di giovincello… ci muoviamo a finire ‘sti libri?
2) Caro psicolabile, se succede qualcosa a Tyrion o a Daenerys, io ti vengo a cercare.
NOTE:
*cit. da Nonciclopedia: se avete già letto la saga e volete farvi due risate leggetevela!
** esiste il libro di ricette di cucina ispirate alla saga: http://www.amazon.com/books/dp/0345534492
(ci sarà anche il cuore di cavallo da consumarsi crudo? Cosa non faremmo noi donne per il Kahl Drogo?)

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