Là sui monti con Bill “occhi di frammenti di granito” Bryson

Bill Bryson è uno di quegli scrittori a cui chiedi aiuto quando hai avuto una giornata pesante, quando ti sembra tutto piatto e triste e quando sei in fila alle poste. Quest’uomo durante la sua vita ha preso nota praticamente di ogni cosa che gli è successa per poterla condividere con noi, e io considero questa una gran fortuna per i sottoscritti. Infatti Bill Bryson ha due doni: ha un aneddoto pronto praticamente per ogni situazione, e lo sa raccontare con un’autoironia e una leggerezza che vi sembra di essere lì con lui. Arguto, divertente e critico, questo giornalista ha scritto di tutto: di linguaggio, di scienza (“Breve storia di quasi tutto”) e della sua infanzia (“Vestivamo da Superman”), ma sono i suoi libri di viaggio ad essere particolarmente spassosi.

Ora, prendete quest’ometto occhialuto e pasciuto cresciuto nello Iowa ed ex residente della tranquilla campagna Inglese, e mettetelo sul sentiero più lungo e più impervio su cui essere senziente abbia mai posato gli scarponi da trekking: l’Appalachian trail, 3400 km dal Maine alla Georgia, che Daniel Boone, che era tipo non solo da fare a botte con un orso, ma anche da tentare di farsi sua sorella, ha descritto gli Appalachi meridionali  “talmente selvaggi che è impossibile guardarli senza tremare dal terrore”.

Ci prepariamo con lui, scopriamo cosa si deve fare o non fare in caso di incontro con un orso bruno (cioè sperare di non avere uno Snickers, perché come di sicuro saprete gli orsi adorano lo Snickers), e ci facciamo convincere a comprare inutili e costosi ammennicoli da escursionista (Dave, lei mi sta dicendo che pago duecentocinquanta dollari per uno zaino senza cinghie e non impermeabile? Ce l’ha il fondo almeno?).
E poi si parte, alla volta della selvaggia America. Totalmente fuori forma, con la sola compagnia del più improbabile dei compagni: l’ex alcolista Katz (meraviglioso!).

I nostri eroi ovviamente non finiranno tutto il sentiero, ma per un po’ lo percorreremo insieme a loro, fra personaggi assurdi, fitte foreste, montagne, cittadine da “Un tranquillo Weekend di paura”, tormente di neve e animali feroci che ci fanno la posta fuori dalla tenda… ma siamo sicuri poi che fosse un orso? Perché tutto sembra grosso nel bosco, una volta una moffetta si era spinta barcollando fino alle nostre tende e ci era sembrata uno stegosauro.

Qualunque animale fosse, certamente si è divertito a sentire quei due:

“Non hai nulla di tagliente?”
“Le forbici delle unghie”
“Niente di un po’ più cattivo? Perché qui fuori c’è decisamente qualcosa”
“Oh, bruto, vai via, via! Arretra dunque orrida creatura!”
“Vaffanculo!”
“Che fai?”
“Sposto la tenda”
“Bella mossa! Questo lo confonderà certamente!”
“Come fai ad essere così tranquillo?”
“Cosa dovrei fare? Mi pare che tu sia abbastanza isterico per tutti e due”
“Scusa tanto, ma mi sembra di avere il diritto di essere un tantino allarmato. Sono in un bosco, perso nel nulla, al buio, che guardo un orso, assieme a uno che non ha nient’altro per difendersi se non un paio di forbicette per le unghie. Posso chiederti cosa pensi di fare nel caso fosse un orso e decidesse di attaccarti? Fargli la pedicure?”

Si, senza dubbio, Bryson è uno che le cose te le sa raccontare,  per informarti sugli effetti dell’uomo sulla natura, certo, ma più che altro per farti divertire.
E’ partito alla grande e se l’è cavata strabene, ma alla fine la natura selvaggia, che va amata si, ma più che altro rispettata e temuta, lo rimette al proprio posto, come aveva fatto con altri poveri scrittori prima di lui…

L’incredibilmente lagnoso e pedante Henry David Thoreau pensava che la natura fosse splendida cosa anzichenò, nella misura in cui sapeva di poter tornare in città in qualunque momento per fare rifornimento di pasticcini e vino di malto. Quando però ebbe occasione di sperimentare la natura vera, in occasione di una visita a Katahdin nel 1846 se la fece letteralmente addosso. In quel caso non si trattava del docile mondo fatto di campi verdeggianti e di sentieri dorati dal sole adagiati tra i boschi che fiancheggiavano i sobborghi della sua nativa Concord nel Massachusetts, ma di un paesaggio primordiale e opprimente, “livido e selvaggio… inospitale e minaccioso”, adatto a “uomini più vicini agli animali selvatici di quanto non siamo noi”. L’esperienza lo portò, per usare le parole di un suo biografo, addirittura “sull’orlo di una crisi isterica”.

A walk in the woods è arrivato anche al cinema con Robert Redford e Nick Nolte, ma lascerei proprio perdere. Invece, per chi avesse voglia di farsi un giro zaino in spalla con Bill, consiglio: l’Australia di In un paese bruciato dal Sole, la Gran Bretagna di Notizie da un’isoletta e l’Europa di Una città o l’altra, fosse solo per sapere cosa gli è successo in Italia….

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