IT

Corre l’anno 1993 e io ho 13 anni.
Sto sdraiata a pancia in su nel letto con gli occhi sbarrati, la luce accesa, incapace di dormire. Sussulto ad ogni più piccolo rumore e sono strasicura che quel malefico pagliaccio salterà fuori per uccidermi.
Mi chiedo: i miei genitori sono forse impazziti ad avermi fatto vedere quella COSA alla tv?

Corre l’anno 2013 e sono passati 20 anni.
Sto ancora sdraiata a pancia in su, sempre con gli occhi sbarrati e la luca accesa. L’unica differenza è che vorrei che a questo punto IT si materializzasse così gli tirerei questo tomo, che al momento è l’unica COSA che può uccidermi cadendomi addosso, e la farei finita.
Mi chiedo: sono forse impazzita ad aver deciso di leggere (per tutta la metà di luglio e per tutto agosto!!) questo libro?

Devo fare una doverosa premessa: io sono una che ha il terrore dei film di paura. E per darvi un’idea di quanto io sia cagasotto basta citare tre banali esempi:
1. Credendo di farmi cosa gradita, mio padre a 5 anni mi portò al cinema a vedere La storia infinita. La storia finì presto con la maschera che ci allontanava dalla sala perché io urlavo come una disperata piangendo perché Falco mi terrorizzava a morte.
2. La prima volta che sono riuscita a vedere ET (ET badate bene!! Che sarà anche brutto come pochi, ma è una pasta!!!) avevo 14 anni. 14!!!
3. Il più grave di tutti: sono riuscita a guardare con gli occhi aperti e non si sgancino con gli occhietti semichiusi il mitico Sloth credo alla quindicesima visione dei Goonies, quando ormai avevo capito che anche se era brutto e urlava Baby Ruuuuth! con quella foga non mi avrebbe fatto alcun male.
Insomma ci ho provato qualche altra volta, con The Blair Witch Project, L’Esorcista, The Ring, Pet Cemetery…. ma proprio non ce la faccio. I miei patetici tentativi finiscono con me che dormo con la luce accesa e che mi riparo sotto il piumone (che lo sanno tutti: è il più grande schermo difensivo contro mostri e assassini).
Mentre la paura che deriva dalle “immagini” dello schermo mi risulta insopportabile, le “immagini” che crea la mia mente riesco a reggerle benissimo, chissà perché mai… forse perché in qualche modo le “mitigo” e mi risultano accettabili. Quindi non ho particolare problema a leggere romanzi più “paurosi”, anzi… il brivido e la suspance da letteratura mi piacciono.

Tutto è cominciato un caldo pomeriggio di Luglio. Mentre ogni livornese che si rispetti se ne stava ad abbrustolirsi al sole, io vagavo fra lo svagato e l’incuriosito tra gli scaffali di una libreria. E in chi m’imbatto se non nel mostro che ha vissuto sotto al mio letto nei miei anni verdi? Lui. IT.
Lo prendo e penso: “Ammazza quanto sei grosso!” ma si sa… le dimensioni, in fatto di libri, non contano.
Mi siedo e comincio a leggere, così, per vedere se mi piace. D’altra pare non ho mai letto niente di Stephen King, quindi boh! Ed è successa la magia. Quella magia che solo con quei libri succede. All’improvviso mi sono trovata sotto la pioggia, con le galosce e la mantella di cerata gialla, a rincorrere una barchetta di carta sopra un rivolo di acqua lungo un marciapiede, in una strada vuota di Derry, fino a che la barchetta è finita in un canale di scolo… ho guardato dentro e lì… c’era… il pagliaccio. Ho sentito un piacevole brivido di paura, ho chiuso il libro e me lo sono portato a casa, dove sono entrata decantando le lodi di uno che mi aveva fatto rimanere attaccata a 20 pagine di incipit facendomi dimenticare chi io mai fossi! E facendomi guardare storto dai commessi.

La magia delle prime 20 pagine è stata smontata sistematicamente nelle successive 1295. D’altra parte partire così alla grande per peggiorare fino all’impossibile richiede del tempo, voi capite.
Mi avevano tutti tessuto le lodi di questo libro così tanto, che davvero mi aspettavo di tutto, ma di tutto….tranne che sbadigliare di noia ogni volta che il “terrificante” pagliaccetto mi sbucava fuori da un angolo. No, sul serio, parliamone.
Ammetto che ero un po’ prevenuta: ho sempre sentito dire che Stephen King lo leggono un po’ tutti, anche le persone a cui magari non piace tanto leggere. In realtà me lo immaginavo un po’ alla-Dan-Brown che lo leggono tutti perché è un po’ come…. Avete presente Roger Rabbit che quando sente cantare “Ammazza la vecchia…..” deve per forza finire e dire “….col filt!!” anche se ne va della sua vita, perché sennò sta male? Ecco, Dan Brown è così: se comici lo devi finire, devi sapere, per forza, poco importa che non sia Umberto Eco, lo devi leggere. Invece Stephen King non è così: si vede che è uno che ti viene incontro, ma si vede anche che è uno che sa scrivere e che è simpatico. Sono quindi sicura che ci proverò ancora con lui, perché secondo me ha in serbo delle sorprese per la sottoscritta.

Se di magistrale c’è qualcosa in questo libro è l’impianto narrativo della storia: ci sono tre livelli di narrazione, il presente, il passato e i ricordi dal passato (flash back nei flash back) uno dentro l’altro come un complicato sistema di scatole cinesi, che si alternano e s’intrecciano continuamente e alla fine si ricongiungono laddove era previsto che si svolgesse il GRAN FINALONE e per quello è, in effetti, ganzissimo.
Solo che… allora, un po’ bisogna che lo racconti, abbiate pazienza.

C’è questo gruppo di gente che non si vede da una trentina di anni, al secolo: Ben, Eddie, Bill, Ritchie, Beverly e Stan. Vivono tutti la propria vita di successo fra una turba mentale e l’altra e abitano ognuno in una città diversa. Vengono richiamati da Henry che è l’unico che è rimasto a Derry, la loro città Natale, perché IT è tornato.
E vanno tutti in paranoia. Solo che, attenzione perché questa è fondamentale: non si ricordano perché c’è da essere in paranoia. Amnesia totale sulla loro giovinezza, sanno che è successo qualcosa ma non ricordano cosa.
E la storia prosegue giocando sul fatto che lo (ri)scoprono piano piano. Ganzo, direte voi.
Si, vi rispondo. All’inizio, poi però… dopo 1000 pagine che questo giochino si ripete uno si stufa.
Comunque, direte voi, i personaggi saranno caratterizzati bene?
Si, come no. Sono caratterizzati come segue:
Bill: è quello che balbetta perché IT s’è pappato il suo fratellino (quello della barchetta).
Ben: è quello grasso.
Ritchie: è quello simpatico.
Henry: è quello nero.
Eddie: è quello con l’asma psicosomatica.
Beverly: è quella femmina che viene sciagattata dal padre violento.
Stan: (lo aggiungo ora, lo ammetto, dopo che ho già finito l’articolo, perché me l’ero anche scordato!) è quello che gli piace l’ornitologia.
Queste caratterizzazioni, permettetemi di dire, un po’ troppo piattine sono rimarcate e riproposte insistentemente senza tregua per tutto il tempo, tanto che alla fine speri che IT ti venga in soccorso dalle fogne e li faccia fuori uno dopo l’altro.

E poi ovviamente c’è lui… il mostro… il pagliaccio terrificante!!! IT!!! Che come minimo, cavolo, ogni volta che lo vedi arrivare ti deve far cagare sotto dalla paura!!! Si, la prima volta. Poi mano a mano che le pagine passano e che le scenette sedicenti terrificanti si ripetono, arrivi alla fine che fai: “Ah ecco IT. Ciao IT. Chi te magni ora?”. Non esiste una scena che sia una che fa paura o che ti crea la minima suspance, e credetemi se ve lo dico io che avevo paura di ET, ve lo ricordo. Non c’è! Ogni volta il suo arrivo è come annunciato da una banda: “OH! Arriva IT!”. Quindi alla ventesima volta che Mr.King ti racconta di un sanguinolento fatto avvenuto a Derry pensi “Ma vuoi scommettere che ora arriva IT?” puntuale.
Esempio tipo (che va moltiplicato per 100): un tizio di cui non si sa nemmeno il nome racconta al nostro Henry (quello nero) che c’è stata una sparatoria in cui tutti si sono messi a sparare, sangue di su sangue di giù, spruzzi di sangue a destra e sinistra (tu sbadigli) dopo pagine e pagine di gente che spara e di sangue schizzato (schiocco di mandibola) il testimone ci racconta di aver visto una cosa strana (rullo di tamburi) un pagliaccio (ma va?). Brrr rabbrividiamo. Mi sto annoiando anche a scriverlo.
E la prima volta che i nostri eroi si trovano effettivamente faccia a faccia col mostro… IT mi si rammollisce e mi diventa uno di quei mostrilli rincretiniti che stanno un’ora a minacciare, a smandibolare le zanne, ad agitare gli artigli per aria senza fare un cavolo! Potevi fare fuori tutti!!! Ma cosa fai???!!!!

Arrivata a 200 pagine dalla fine mi vado a leggere le recensioni e sconfortata leggo solo commenti tipo: “Tutto meraviglioso!! Peccato però il finale che è deludente”. Immaginatevi io, con le lacrime agli occhi. Cioè quello che ho letto era la parte migliore? Ormai lo finisco… che devo fare?

E il mostro, che prende la forma di ciò che ci spaventa, come si uccide? Prima di tutto ridicolizzandolo e credendoci. Non fa una piega e lo accetto. Anche perché sono preparata e con la mente aperta.
Infatti la mia memoria vola subito ai libri di Harry Potter, all’incantesimo Riddikulus con cui si sconfiggono i Mollicci (creature che prendono la forma di ciò che si teme di più) prendendoli in giro. Però penso alle descrizioni della Rowling e a quelle paure che avevano il loro senso e il loro perché nella storia. I Mollicci non erano nemmeno così importanti e lei ci ha costruito brani memorabili! Ma IT…mentre IT sta per uccidere Bill questi deficienti gli spruzzano un po’ di canfora e allora mi ci piglia il nervo!!! La canfora?! A IT versione Ragnone Gigante? Sarebbe stato come se Harry nel momento clou della storia avesse minacciato Lord Voldemort di prenderlo a nocchini. No, non si può. I cattivoni non si mettono fuori gioco con la canfora!

SPOILER >>>>>>>>>>>>>>>E la gang bang finale di tutti che trombano con Beverly per “rinsaldare” l’unione mi ha lasciato senza parole. Ma davvero??? Ma cos’è???<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<FINE SPOILER.

La spietata verità è che questo libro pompa aspettative a ruota, deludendole poi sistematicamente e facendoti esclamare esasperato “Ma come? Tutto qui?” ogni santa volta.

Ad un certo punto, verso la fine, mi si era riaccesa una flebile fiamma d’interesse quando mi ritrovo a leggere un paio di brevi capitoli narrati da nientepopodimenoche da IT in tutta la sua malvagia ferocia (adoro i cattivi dei libri che ci posso fare?) e una cosa fondamentale ce la dice proprio lui, che avrà anche abitudini alimentari tutte sue, ma è il più saggio di tutti qui: le paure dei bambini sono più schiette, più facili da rappresentare con lupi mannari, mummie, pagliacci, e ragni giganti, quelle degli adulti invece sono troppo complesse.
E caro IT, non ci piove amico mio, infatti non spaventi una mosca.
Forse se ti avessi letto a 10 anni… fra di noi avrebbe funzionato.
Ora, con permesso, torno a leggermi Poe e Stoker.

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