Il seggio vacante

Ho cominciato a scrivere qualcosa sul Seggio Vacante prima di averlo finito, mi mancavano circa un centinaio di pagine e ho pensato: “Vabbè non è che faranno differenza”. E come sempre succede, l’hanno fatta. Ecco quello che avevo scritto qualche giorno fa:

Non è facile dire quello che sto per dire.
Premetto che JK Rowling mi è stata vicina per anni come una zia, infatti posso tranquillamente affermare che molte delle cose positivamente fondamentali della mia vita negli ultimi anni sono dipese da questa donna, senza scherzi alcuni aspetti della mia personalità sono il frutto di qualcosa che Lei ha introdotto nel mio immaginario, per esempio: è stata la ragione diretta del fatto che 6 anni fa sono andata a vivere a Edimburgo, non sapevo niente di quella città, ma se andava bene per lei sarebbe piaciuta anche a me. La prima volta che ho letto Harry Potter avevo 20 anni ed è stato in quel momento che ho cominciato a leggere libri, prima non m’interessava. Ho conosciuto e mi sono innamorata follemente di quel gusto un po’ semi gotico/malinconico/piovoso/tetro che regna sovrano nelle sue pagine e nei luoghi tutti britannici che l’hanno ispirata.
Detto questo, la mia coscienza è alleggerita.
Ora passiamo al libro.
L’ho aspettato, come si aspetta il ritorno di un amico che non si vede da tempo.
L’ho comprato, senza pensare al costo (22€, ma siamo matti?)
Mi sono seduta sulla mia poltrona con la mia coperta scozzese, il tea sul tavolino, e l’ho iniziato.
L’ho riconosciuta subito e sono stata felice.
Tutto questo succedeva il 23 dicembre scorso.
Per finire questo libro ci sto mettendo più di un mese.
Per leggere il Conte di Montecristo (1279 pagine -di perfezione- )ci ho messo dieci giorni, e ne sono sicura perché scrivo le date sui libri. Ora, è vero che anche questo di JK è lunghino, 550 e rotte pagine, ma è altrettanto vero che se avessero usato bordi un po’ più ridotti e un carattere alla Moby-Dick-edizioni-Einaudi avrebbe sforato di poco le 100 pagine. Quello è stato il primo campanello di allarme: ci stavo mettendo veramente troppo. Ma non potevo non finirlo, non potevo seppellire JK nel mio cimitero dei libri dimenticati. No. Così ho tenuto duro.
Vi dico la trama in meno di cinque righe, ma non così per dire… è che meno di cinque righe bastano. Però tenete presente, per dovere di cronaca, che se usassi il carattere del libro in questione, sarebbero 40, le righe.
C’è questo tipo, Barry che schianta subito all’inizio del libro. Lascia vuoto un seggio del Consiglio Cittadino di Pagford mettendo in moto una catena di lotte, invidie e cattiverie per accaparrarselo e portando alla luce ipocrisie, paure, bugie di tutti questi personaggi, che dissentono o meno sul tagliare fuori dalla cittadina un quartiere di diseredati.
Come ho detto JK si riconosce, perché il suo stile è quello. Semplice, ironico, piacevole. E’ lei. Il fatto è che questo stile, unito alla semplicità della trama, rende tutto molto…. poco. L’unico “molto” è il numero dei personaggi: una ventina, solo quelli principali, poi ci sono anche quelli secondari, ognuno con un nome da ricordare. A fatica. Tutti questi personaggi hanno una loro spiccata personalità, un loro punto di vista, una loro parte da recitare in questa storia. E lo fanno benissimo. Tutti e 20 fanno e dicono esattamente ciò che ci si aspetta da loro, per tutto il libro. Il principale motivo di noia è proprio l’assenza di sfumature di questa gente. Sono tutti spudoratamente bastardi e/o deboli o ingiuste vittime, e stop. L’unico che aveva degli aspetti positivi è il compianto Barry (B/Harry -!-), tanto che ogni benedetta volta che viene nominato te lo immagini con un’aura da santo intorno.
Di solito leggo le recensioni di libri che voglio leggere solo con la coda dell’occhio, le leggo distrattamente giusto per farmi un’idea solo vaga e non influenzata. Prima di leggere questo non ho letto nulla, l’ho comprato e via, con lo tesso spirito del cioccolatino dalla scatola. Non è che non sai quello che ti capita, è che sei sicuro che qualunque ti toccherà, sarà buono. Arrivata a metà però ho cominciato a leggerle, giusto per vedere se mi ero bevuta il cervello. Boiata o capolavoro: senza vie di mezzo.
Io sono un’amante sviscerata dei libri corali. Ripenso a Colla di Irvine Welsh, una meraviglia. O a Libertà di Franzen. In comune con Il seggio vacante hanno lo slittamento dei punti di vista, che anche qui è resa benissimo. Nei primi due però i personaggi hanno molta più profondità e moltissime sfumature: a tratti li ami, a tratti li odi. In questo caso invece vuoi solo arrivare alla fine.
Insomma, il mio giudizio finale è che: questo libro è una palla.
Detto questo, se pubblicheranno una raccolta delle liste della spesa di JK Rowling la comprerò comunque.

Poi ieri sera l’ho finito, ed è successa una cosa strana. Le ultime 50 pagine, sono belle, ma belle davvero. Non voglio spoilerare niente, ma alla fine ho avuto l’impressione che tutto il romanzo, tutto quello che così stancamente avevo letto fino a quel momento, fosse stato nient’altro che una grande trama fatta di tanti fili, tessuta con una cura quasi maniacale, solo per arrivare a quello che succede alla fine. Quei personaggi che fino a quel momento avevo definito piatti e senza sfumature, la maggior parte delle situazioni che per tutto il libro mi erano sembrate vacue e senza significato, improvvisamente sono diventati proprio per il loro essere in quel modo il motivo per cui succede quello che succede alla fine. E allora il libro mi è sembrato subito bello.
Chiunque abbia letto i 7 Potter sa che a JK non sfugge nulla, che se c’è una che intreccia e dipana matasse con grande maestria, è proprio lei. Qui ha fatto quasi il contrario: ti convince che quello che hai davanti è il “niente e nessuno degno di nota” fino a che alla fine non ribalta quest’impressione con “quel niente è stato la causa di tutto”.

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