I crucci del lettore

Il lettore ha tre crucci nella vita.

 

Il primo riguarda il “non aver tempo per leggere”. Ci sono quei periodi in cui si è più impegnati o più stanchi per cui anche il solo gesto di prendere un libro in mano ti sfianca. Leggere poi ti provoca attacchi di narcolessia improvvisa. Allora, per rispetto (e per non buttare via una buona lettura), uno chiude e mette via. Così può smettere di chiedersi “ma perché Raskolnikov si sta facendo ‘ste seghe mentali? Che ha fatto? Mi sa che dormivo…” In quei periodi consiglio di lasciar perdere e ronfare davanti alla tv senza rimpianti.

 

Il secondo cruccio è fastidiosissimo e ti viene quando da mesi non riesci a trovare un libro che ti piaccia veramente. Passi da un libro ad un altro compulsivamente ed il tuo giudizio non va mai oltre il “era ok”. Per spezzare questa catena maligna consiglio di rileggere uno dei vostri libri preferiti. La vostra aura si spanderà e troverete il libro per voi, perché solo allora sarete pronti per un amore nuovo.

 

Il terzo cruccio è di gran lunga il peggiore: trovare il libro stallo.

Ci sono dei libri che ti stanno sulle palle eppure li hai finiti lo stesso. Li hai richiusi felice e se proprio vuoi bandirli dalla tua bella libreria puoi sempre usarli come nascondiglio per i soldi (a quale ladro scellerato verrebbe mai in mente di aprire La solitudine dei numeri primi? I vostri soldi sono al sicuro) o come ferma porte (I pilastri della terra per quello è ottimo). Senza rancore.

Altri libri non ce l’hai fatta a finirli e niente, stanno lì a fare volume. Te ne dimentichi. Non li hai finiti ma chi se ne frega? Erano brutti o estremamente noiosi.

Ci sono però anche i libri stallo. Il libro stallo è generalmente una lettura straconsigliata perché ritenuta figa da chi di solito se ne intende, in ambienti e siti letterari o anche solo un libro che ti ha per qualche motivo sempre ispirato. Solo che cominci a leggere e… ops… ecco lo stallo. Il libro in questione non ti prende. Non è che non ti piace, magari è anche bello, solo che… manca quel qualcosa che ti spinge a sederti a passare del tempo con lui. E parte il deludente balletto autoinflitto: leggi due pagine alla volta e poi sospirando nostalgico di tempi che furono lo richiudi. Sono quei libri che se ti cade il segnalibro sei finito perché rileggendo intere pagine proprio non sai se le hai già lette o meno ( e come imbrogliando in un solitario ti convinci di si e salti oltre). Segnaccio. Sono quei libri che mentre li stai leggendo, dopo un’ora ti accorgi che è un’ora che stai pensando ai fatti tuoi. E ciò significa che il malloppo di carta sta venendo meno ad una delle sue principali funzioni… portarti via dai fatti tuoi. E qui il dramma. Che fare? Nell’amante del libro a questo punto si scatena una guerra di coscienza senza precedenti. Se lo chiudi e lo riponi sullo scaffale, ogni volta che ci passerai davanti ti ricorderai che non l’hai finito, e chissà poi cosa succedeva, e tu non lo saprai mai. Non si può fare. Se continui a leggerlo non sei in pace con te stesso perché la letteratura è così vasta che nella nostra vita non potremo leggere tutto quello che è stato scritto. E tu stai perdendo tempo leggendo un libro che non ti appassiona? Ma sei matto?

Non lo so, sembra di mancare di rispetto ad uno scrittore che invece se lo merita perché il libro è scritto bene e l’idea è buona. Stai commettendo un peccato nei confronti del Dio dei libri se non lo finisci. Il mio attuale libro di stallo è Domani nella battaglia pensa a me. Me l’hanno consigliato in tanti. Gente che stimo. E mi piace, davvero. E’ scritto molto bene ed è molto originale. E se ne sta accanto a me molto spesso. Sta sul mio comodino, sul divano, sul mio tavolo, e viene con me in macchina. Me lo porto dappertutto: da una stanza all’altra, anche in bagno, e se esco me lo infilo nella borsa. Però resta sempre chiuso. E’ a metà e non me la sento di lasciarlo e iniziarne un altro, perché non se lo merita! Quindi sono bloccata con questo benedetto… com’è che c’è scritto in copertina? “Il libro più bello composto da uno scrittore contemporaneo”. E se Piero Citati dice così io come faccio a non leggerlo? Piero io dopo due righe mi metto a pensare ad altro quasi istantaneamente. Non mi ricordo nemmeno come si chiama il protagonista*. Giuro che ho letto libri veramente brutti in vita mia dall’inizio alla fine! Piero che devo fare?

La crisi si fa ancora peggiore se il libro in questione è un classico. Non si abbandona un classico. Mai. Quello è il peggiore degli sgarri. Ma chi ti credi di essere tu lettore da quattro soldi che abbandoni un classico? Dovrebbero vietarti l’ingresso nelle librerie. A vita!

A volte noi che amiamo i libri siamo troppo duri con noi stessi, mi rendo conto. La scusa che il più delle volte mi racconto è: “questo non è il momento per questo libro, ma il momento verrà”. E così finisce che non ho più segnalibri perché sono sparsi in libri che aspettano pazienti e impilati di essere finiti. Per esempio il mio segnalibro preferito sta a pagina 720 di Anna Karenina dal 2009 e mi ricorda che quelle luuuunghissime 167 pagine potrebbero salvarmi dal sentirmi un lettore fallito…. forse potrei… però… aspetta…. ma poi che ne è stato di Tyrion Lannister?

 

*Victor si chiama. Sono andata a vedere su Wikipedia.

 

Post scriptum:

Mi segnalano or ora sull’argomento “cruccio da stallo classico” che l’interminabile capitolo diciassette di Moby Dick sulla “Bianchezza della balena” che trattava del… colore bianco, è stato il principale motivo di abbandono del suddetto volume. Il segnalatore mi conferma di essersi sentito al momento una merda decerebrata, ma successivamente sollevato riguardando la lista dei capitoli successivi, di cui mi cita ad esempio:

LV                          Delle figurazioni mostruose delle balene.

LVI                         Delle figurazioni meno erronee delle balene e delle vere pitture di scene di caccia.

LVII                        Delle balene in pitture, in denti, in legno, in fogli di ferro, in pietra, in montagne e in stelle.

LLXXIII                  Stubb e Flask uccidono una balena franca e poi ci discutono sopra.

LXXIV                    La testa del Capodoglio: schizzo comparativo.

LXXV                     La testa della balena Franca: schizzo comparativo.

CIII                         Misure dello scheletro della balena.

 

Considerando che i capitoli sono in tutto centotrentacinque, in tutta coscienza non me la sento di dargli torto, poveraccio.

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